A nuda voce Canto delle tabacchine non è sicuramente un libro dei grandi circuiti ma che narra di un passato ormai remoto di un mondo passato

A nuda voce Canto delle tabacchine tratta di un pezzo della storia agricola italiana mediante le voci di chi le ha vissute e le loro opere poetiche. Si parla, attraverso le voci delle donne che lavoravano il tabacco, di un’Italia che si stava risvegliando dagli anni bui del regime fascista, nonostante i tanti ricicli politici, ma che faticava a mostrare un interesse verso la vita altrui in un’ottica quasi feudale. E’ il Salento di ormai tanti anni fa dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo era terribile senza alcuna possibilità di rivalsa sociale a meno di uno sconvolgimento. Ciò accadde, com’era più che immaginabile, andando a creare le cosiddette rivolte dell’Arneo.

Una poesia dolce e nello stesso amara senza velleità di grandi imprese ma nata per far conoscere la propria condizione e magari riuscire a trarre un poco di consolazione. La poesia come mezzo di riscatto sociale che ha reso questa una tra le forme di letteratura più importanti al mondo. Autrici come Bonatesta Generosa che nonostante non possedesse un titolo di studio, cosa molto comune in quei tempi, riuscì insieme ad altre a dar voce a chi non aveva voce e rischiava di morire, come successe in un incendio ad un magazzino a Calimera negli anni 60. Poi l’arrivo dei tabacchi statunitensi e la fine di un’industria.

A nuda voce Canto delle tabacchine è un libro che ci fa capire molto bene come si viveva nell’Italia rurale fino a non molte decine di anni fa e che, purtroppo, ancora sussiste in alcune parti del nostro paese. Sicuramente un ottimo libro da leggere.